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Think Tank per la sostenibilità

by Rocco Scolozzi

L’idea nasce dalla definizione di think tank: in inglese letteralmente “serbatoio di pensiero”, traducibile con laboratorio d'idee, o gruppo di riflessione, che nella sua accezione originale si occupa di analisi delle politiche pubbliche in vari settori (dall'economia alla scienza e la tecnologia).

In questo caso i temi (complessi e sistemici) sono derivati dagli obiettivi riconosciuti come prioritari nella Strategia Provinciale di Sviluppo Sostenibile (SproSS): economia circolare, cambiamento climatico, biodiversità, mobilità, acqua.

Cosa sono questi laboratori?

Ciascun laboratorio è iniziato con una prima introduzione agli strumenti di Pensiero Sistemico e la loro applicazione nella comprensione di problemi complessi legati ad obiettivi di sostenibilità su scala locale.

In pratica, nel corso di una mattinata studenti e studentesse hanno collaborato in una “modellazione partecipativa” per produrre una “mappa causale” con cui esplicitare variabili e processi alla base dei cambiamenti rilevanti per la sostenibilità e con cui definire “soluzioni sistemiche”, cioè con effetti desiderabili nel medio e lungo termine, anziché soluzioni puntuali o episodiche.

Qual è lo scopo?

Lo scopo è stato duplice: introdurre operativamente al Pensiero Sistemico, aiutare quindi studenti e studentesse a comprendere le complessità dei processi di cambiamento e identificare possibili iniziative verso la sostenibilità basate sulle strutture sistemiche anziché su singole variabili decisionali.

Quale metodo è stato utilizzato?

Lo sviluppo del laboratorio ha seguito un originale schema di facilitazione ispirato al “modello Iceberg”. Questo modello, proposto inizialmente da Donella Meadows, distingue diversi livelli della realtà tra: eventi, andamenti ricorrenti (pattern), strutture sistemiche e modelli mentali. Distinguendo i diversi livelli permette di arricchire le modalità di intervento: da un approccio reattivo di chi osserva solo gli eventi, a quello anticipante di chi osserva i cambiamenti nel tempo e cerca di prepararsi al prossimo, a quello trasformativo di chi cerca di cambiare il sistema osservato cambiando le sue strutture sistemiche (relazioni tra elementi o variabili) o i modelli mentali che lo supportano.

appa1-pngQuali risultati?

Ciascun laboratorio ha prodotto una mappa causale che illustra le principali variabili connesse alle cause e alle conseguenze del cambiamento in una “variabile chiave” selezionata per rappresentare una precisa direzione di sostenibilità.

Tale mappa (esempio) essendo basata sulla conoscenza dei partecipanti e sulla loro discussione in sole 3 ore è da considerarsi un punto di partenza per ulteriori sviluppi e ricerche, eventualmente da correggere e validare. Nonostante incomplete e approssimative, queste mappe causali illustrano livelli di complessità raramente considerati dai decisori oggi (per quanto esperti spesso limitati in un “pensiero lineare” o settoriale).

Quali implicazioni pratiche?

Lo schema di facilitazione è replicabile da parte di educatori, docenti, formatori, facilitatori e attori di cambiamento in generale per integrare la comprensione della complessità dei sistemi nelle pratiche partecipative e formative.

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