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Le Interviste Strategiche

by Elena Petrucci

Le interviste strategiche sono uno strumento per raccogliere indicazioni qualitative dalle esperienze e dalle conoscenze di attori informati al fine di comporre un primo quadro di riferimento da sviluppare nelle fasi successive. Solitamente le interviste strategiche si utilizzano nella fase di documentazione di un esercizio di futuro, ovvero nella fase divergente quando si cerca di ampliare il più possibile l’orizzonte informativo sul tema oggetto dell’esercizio.

Ma non solo! Le interviste strategiche infatti possono essere uno strumento estremamente utile anche al termine di un esercizio di futuro, quando si vanno a consultare personalità informate sul tema al fine di integrare quanto emerso per esempio da una costruzione di scenari strategici oppure per ottenere ulteriori indicazioni importanti su fattori da monitorare nelle fasi conclusive, quelle convergenti, di un esercizio ovvero quando si passa all’azione, si prendono le decisioni per generare futuri desiderabili, insomma quando si mettono a terra i risultati degli esercizi.

Qual è lo scopo e CHI COINVOLGE

Le interviste strategiche rappresentano lo strumento più adatto per raccogliere in maniera veloce informazioni preziose. Sono appositamente interviste semi-strutturate che, in una delle versioni classiche, si sviluppano attorno a sette domande chiave rivolte a testimoni qualificati e informati sul tema che si sta trattando.

La struttura nell’esempio che riportiamo è sempre la stessa, ma le domande devono essere modificate e adattate in base agli intervistati e al tema specifico. Lo scopo della struttura rigida è obbligare l’intervistato/a a saltare tra presente, futuro, passato e di nuovo futuro per fare sì che rifletta e faccia emergere pensieri e opinioni che normalmente non esprimerebbe in maniera così aperta e spontanea. Il salto nel futuro è un passaggio cognitivo fondamentale perché permette di “pensare a voce alta” e rendere espliciti pensieri e considerazioni che probabilmente fino a quel momento non sono mai stati condivisi.

Per far emergere idee inespresse è necessario creare un clima confidenziale, rilassato e creativo, in modo tale che la persona coinvolta si senta a proprio agio nel condividere i propri ragionamenti e impressioni.

Le persone da coinvolgere in una intervista strategica possono essere “esperte” in modi del tutto differenti, non solo e non necessariamente perché provengono dal mondo accademico o della ricerca, ma anche come figure appartenenti a categorie professionali e sociali quali per esempio imprenditori, giornalisti, funzionari dell’amministrazione pubblica, rappresentanti della società civile e dei servizi sociali. La scelta sul campione da intervistare ricade su chi è in grado di fornire idee, opinioni, informazioni interessanti e nuove e ha esperienze a vario titolo sul tema che si vuole approfondire e indagare.

Come funziona

Proprio perché è uno strumento veloce di raccolta informazioni, non è necessario coinvolgere un numero elevato di persone; è sufficiente intervistare pochi esperti selezionati per coprire i vari settori e campi di riferimento o raccogliere visioni innovative e strategiche sul tema.

Come anticipato, le interviste strategiche si basano su un’articolazione prefissata delle domande adattate all’argomento in questione, utile anche per la confrontabilità delle risposte. Le domande ruotano intorno a riflessioni che costringono l’interlocutore a fare salti cognitivi e temporali tra passato, futuro e presente in modo tale da “forzare” un ragionamento non lineare, che rifletta sui cambiamenti e le possibili sorprese che potranno condizionare la nostra visione del futuro.

Un modello classico si articola sulle sette domande che seguono:

  1. La questione critica per il futuro del tema, quello che “non fa dormire la notte”
  2. Quale potrebbe essere per l’interlocutore un risultato desiderabile se le cose andassero bene. Qui è importante sottolineare che anche se si parla di una visione ottimistica deve essere comunque reale
  3. Quale invece potrebbe essere un risultato sgradevole se le cose andassero male e quali preoccupazioni dovremmo porci
  4. Quali cambiamenti sarebbero necessari, sempre in merito al tema trattato, per rafforzare le possibilità di un esito positivo
  5. Quali eventi significativi del passato hanno condotto alla situazione attuale
  6. Quali sono le azioni prioritarie da fare al più presto per raggiungere quel futuro auspicabile
  7. Quali decisioni prenderebbe l’intervistato stesso se potesse essere il decisore, senza ostacoli e senza impedimenti esterni.

L’ordine delle domande è pensato appositamente per favorire il continuo salto cognitivo che abbiamo accennato. L’intervistato è “costretto” a fare ripetutamente avanti e indietro tra presente, futuro e passato e questo permette di riflettere sulle proprie opinioni in maniera e da punti di vista differenti, portando alla luce pensieri latenti e idee che spesso non si sa nemmeno di avere.

Per ottenere una maggiore focalizzazione sul tema e informazioni utili e ricche, è bene illustrare alle persone coinvolte nell’intervista lo scopo per il quale la si sta facendo, esplicitando anche l’utilizzo che verrà fatto dei dati e delle informazioni ottenute.

Ci sono molti altri dettagli metodologici da rispettare – che non tratteremo qui – ma è importante sottolineare che ai fini di un esercizio di futuro o di una ricerca di interesse aziendale, questo metodo, tipico degli Studi sui Futuri, è uno strumento duttile e fornisce ottimi risultati se si scelgono persone che esprimono, oltre alla competenza, anche punti di vista differenziati sul tema, sul settore o sul mercato di riferimento, ma anche visioni alternative, lungimiranti o talvolta “strane”.

Le informazioni ottenute dalle interviste strategiche possono confermare alcune idee di partenza, ma soprattutto portare spunti nuovi che non si erano considerati o di cui non si era a conoscenza. Non bisogna tuttavia dimenticare che le informazioni veicolate dagli intervistati rispecchiano in parte anche interpretazioni e mappe mentali soggettive per cui è necessario raccogliere e valutare con grande attenzione il materiale raccolto. Per questo da un punto di vista metodologico è fondamentale comporre meticolosamente la griglia interpretativa per identificare le informazioni funzionali ad attivare un esercizio di futuro, a fare da “stress test” per i risultati di un esercizio di futuro o ad integrare le visioni di una scansione ambientale.

Insomma “tool” potente da utilizzare però con la giusta attenzione e preparazione.

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Fonti bibliografiche

Poli, R. (2019), Lavorare con il futuro. Idee e strumenti per governare l'incertezza, Milano, Egea.

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