I neo futuristi - Intervista a Chiara Cristini

by Antonio Furlanetto
 

Per cerchi concentrici: iI lento e profondo approccio di Chiara Cristini agli Studi di Futuro. Nel segno delle politiche di genere.

Continua la rubrica dedicata ai nostri/alle nostre “compagni/e di viaggio” alla scoperta dei futuri nelle scuole e nelle organizzazioni, nella ricerca sulle metodologie e nella disseminazione della Futures Literacy. In questa puntata Antonio Furlanetto intervista Chiara Cristini.

L’Anticipazione non è fare chiacchiere di futuro anche possono essere anche divertenti e di gran moda negli ultimi anni dopo lo scoppio della pandemia e, più recentemente, della guerra in Ucraina. Assistiamo alla tendenza ad usare solo la parola “futuro” – molto più raramente “futuri” – perché suona bene e perché non può mancare in un “claim” pubblicitario o in un discorso di “innovazione”.. Ma occuparsi professionalmente di futuro, come sappiamo noi futuristi, è una cosa che richiede oltre allo studio per acquisire le necessarie conoscenze teoriche e tecniche, anche tanta pratica, anche tanto allenamento per “ingannare” i condizionamenti cognitivi e tenere sempre aperta la mente a visioni di futuro alternative, a scoprire le opzioni anche lì dove non si vedono, nascoste dalle “litanie” mainstream, per usare un concetto tipico dell’esercizio di futuro Analisi Causale Stratificata.

Un percorso di appropriazione lungo e ricco di approfondimenti ad ampio spettro. Ci vuole il suo tempo. Proprio questo emerge dall’intervista con Chiara Cristini, ricercatrice, formatrice, esperta di questioni sulla parità di genere e oggi… futurista impegnata anche nel mondo dei servizi pubblici e della generazione di progetti anticipanti di policy.

Allora Chiara, partiamo proprio da qui: chi sei dal punto di vista professionale, di lavoro, di interessi e di attività? Come ti sei avvicinata agli Studi di futuro e all'Anticipazione?

Parto proprio dagli inizi perché ha un senso, c’è un filo rosso: mi sono laureata in scienze politiche all’Università di Trieste dove ho imparato questo approccio sistemico, con uno sguardo d’insieme e quell’attenzione per tutto ciò che è “policy” e che al centro anche della mia attività di lavoro e di ricerca oggi all'Ires, qui in Friuli Venezia Giulia. Dopo alcune piccole esperienze sono entrata in IRES nel 1997, occupandomi di ricerca, soprattutto sul mercato del lavoro, attraverso l’analisi sia quantitativa con dati secondari o survey condotte da specialisti, ma anche analisi qualitativa, ovvero attraverso tutte quelle metodologie che vanno dalle interviste in profondità ai focus group.

Un po’ per uno di quei casi fortuiti che succedono nella vita - erano gli anni in cui iniziavano ad aumentare i fenomeni migratori - e all'interno dello studio delle migrazioni avevamo seguito all'epoca per la Provincia di Pordenone un osservatorio sulle politiche migratorie. Stava emergendo un punto di attenzione sulla “migrazione al femminile” che aveva delle caratteristiche proprie,- eravamo nel 1998 - c'erano dei flussi particolari. Da lì è stato quasi un passaggio automatico iniziare a occuparmi della dimensione femminile non solo della migrazione, ma anche nel mercato del lavoro. In un'ottica femminile è nata proprio una prima ricerca per la Commissione regionale pari opportunità e da lì, insomma, ho continuato a occuparmi del mercato del lavoro con un'ottica di genere.

Ne sono scaturite varie ricerche proprio in tema di policy per istituzioni come la Regione FVG, la Consigliera di parità - all'epoca si stava scrivendo la legge 18 del 2005, ovvero l’intera policy sul lavoro della Regione - anche in un'ottica di genere. Il mio grande filone di approfondimento su cui ho iniziato a scrivere anche progetti, progetti europei, a pianificare azioni positive e di formazione agli occupati. Ricordo in particolare una ricerca per la Cgil che aveva ideato un bellissimo progetto sul genere nel mercato del lavoro.

E poi a partire dal 2012 ho lavorato per cinque anni all'Agenzia regionale del lavoro e anche lì mi sono occupata specificamente di politiche di genere, diversity management e conciliazione dei tempi e lì è stato abbastanza chiaro che in tema di lavoro non si può prescindere da una visione sistemica delle problematiche, delle opportunità e dei soggetti che si potevano coinvolgere. Insomma era entrato questo “semino” nella testa, su come lavorassimo proprio della conciliazione che era stata definita da Marina Piazza, una studiosa che dava una lettura di genere del mercato del lavoro e parlava di conciliazione come ecosistema complesso in cui intervengono una serie di attori.

Da qui sono partita, ma senza staccarmi troppo dai metodi tradizionali anche come Consigliera di parità del Comune di Pordenone dal 2012 al 2021, che sono stati gli anni in cui si è sviluppato molto il secondo welfare, il welfare territoriale, sempre portando avanti il tema della conciliazione, ma anche del welfare aziendale. È stato allora che mi sono detta: proviamo a fare un intervento di sistema con tutti gli attori che si muovono sul territorio. Esperienza interessante perché ha messo insieme politiche del lavoro, politiche sociali, politiche di parità e soggetti non abituati a parlare tra loro.

Percepivo però che continuavo ad usare strumenti molto artigianali sempre intorno ai focus group, alla ricerca qualitativa e all'analisi dei dati, ma mi mancava qualcosa di nuovo e di prospettiva. Terminata l'esperienza in Regione, sono ritornata all’IRES Istituto di Ricerche Economiche e Sociali del Friuli Venezia Giulia e dato che sono sempre stata alla ricerca di metodologie innovative che mi aiutassero a interpretare in modo diverso tutte queste trasformazioni in atto, ma anche a ragionare su come coinvolgere i diversi attori, anche del terzo settore, mi sono messa ancora una volta alla ricerca, ma prima di arrivare agli Studi di futuro, al Pensiero Sistemico, in somma al Foresight, sono passata per la sostenibilità. Sono entrata in contatto con questa realtà associativa di cui siamo parte attiva e che si chiama Animaimpresa che porta avanti in Friuli Venezia Giulia tutti i temi della sostenibilità e della responsabilità sociale d’impresa. La mia dimensione in questo ambito è stata soprattutto la ”P” di people e ho preso coscienza che anche qui erano necessari approcci nuovi.

In quegli anni ho sviluppato un progetto europeo contro gli stereotipi di genere che si intitola “Free to choose” che è ancora attivo e lo utilizziamo per portare ragazze e ragazzi a vedersi nel futuro. Ma come si immaginano nel futuro? In un mondo magari senza stereotipi di genere, oppure ancora più stereotipato di adesso?

Abbiamo sviluppato anche un gioco da tavolo con supereroi, visioni del futuro e quindi, come dire, mi si era costruita tutta una serie di puntini che non riuscivo a connettere tra di loro, parlavo esplicitamente di tante lucette nella nebbia senza riuscire a illuminare le connessioni.

E come sempre le intuizioni nascono dalle persone, ho conosciuto un imprenditore vicino alla scuola di Alberto Felice De Toni e quindi all’approccio al Corporte Foresight, che mi ha parlato della teoria Theory U un metodo di change management introdotto da Otto Scharmer. Qualcosa che dovrei riprendere e approfondire che però mi aveva rafforzato nella convinzione che unire quei puntini era possibile e mi sono rimessa alla caccia di informazioni e mi sono imbattuta nel Corso sui Sistemi anticipanti della Cooperativa Cramars e così ho conosciuto Rocco Scolozzi con il corso di sistemi anticipanti di -skopìa.

È vero, nel 2019 siamo stati piuttosto attivi con la Cooperativa Cramars e abbiamo organizzato con loro gli esercizi di futuroCome condizionare il futuro di un territorio” all’interno del progetto “Innovalp on the road” e a fine anno il corso del 2019 "Piste di futuro della montagna friulana: futuri in arrivo e futuri da influenzare” attraverso 4 workshop di anticipazione del futuro. Ma ti ho interrotta proprio sul più bello: stavi dicendo come sei approdata infine agli Studi di futuro.

Sì è lì che per la prima volta ho fatto un esercizio di Backcasting e poi si era aperta la call per il Master in Previsione sociale dell’università di Trento, dove insegnate un po’ tutti voi di -skopìa. E mi sono iscritta alla ricerca appunto di strumenti nuovi, perché la ricerca, così come la stavamo facendo, usava modalità un po’ vecchie, non adeguata ai tempi. E sono riuscita a unire i puntini! Naturalmente è stato solo un punto di partenza che oggi sto implementando davvero bene.

Il master ovviamente ti apre tante finestre sul mondo dell'Anticipazione e degli Studi di futuri. Ma qual è il pensiero, l’aspetto, il metodo che ti ha più colpito? Che ti ha dato la penna migliore per unire quei puntini? Insomma, una chiave di volta, quella cosa che anche nei prossimi anni continuerà ad accompagnarti nella tua attività professionale?

Rocco Scolozzi con il pensiero sistemico è andato subito sul pratico e mi ha veramente aperto una finestra incredibile e mi ha fatto vedere gli strumenti. Poi è arrivata tutta la teoria del Master. Sì, il pensiero sistemico è stato la mia porta all'ingresso. Se fossi arrivata da una parte più teorica, avrei forse rinviato questo approccio pragmatico che ha poi guidato le mie attività ancora in corso.

Ecco, appunto, raccontaci La tua esperienza “Pordenone città futura. Un percorso partecipato al femminile per la città del domani” che si è sviluppato tra l’altro nell’ultima parte del 2020 e inizio 2021, l’anno orribile della pandemia.

Ancora una volta non ho fatto altro che unire delle tessere in un nuovo mosaico, utilizzando la tecnica del Tre Orizzonti che avevo appena appreso al Master approfittando di un bando sulle azioni positive e mettendo insieme l’animazione territoriale per promuovere le pari opportunità nel territorio pordenonese, l'approccio “Games based learning” che mi portavo con me da progetti precedenti.

Ricordiamo che eravamo in piena seconda e terza andata di Covid-19! Non è stato da poco e mi sono detta: forse sono in grado di poter gestire uno strumento di questo tipo anche da remoto, tenendo conto anche del budget molto contenuo e dei tempi ristretti. Ma ha funzionato, è stato un processo importante che ha portato risultati. Una metodologia di approccio al futuro che è rimasta e continua ad esser utilizzata anche dal Comune.

Quello che mi ha colpito è la relazione che si è costruita tra le persone, il processo che ha portato le persone a cambiare e un risultato concreto: il “decalogo”, che deve poi trovare ovviamente la sua messa a terra. Ma il Comune ne ha tenuto conto e il progetto è stato generativo per altre iniziative: una ragazza ha espresso il desiderio di creare un'associazione per dare continuità alle idee e un'altra grossa realtà culturale locale coinvolta oggi tiene conto di quella esperienza e di quella prospettiva nelle loro attività. E l’Anci prenderà il progetto in considerazione per altre iniziative. Ma per poter dar continuità sono necessari dei finanziamenti.

Ma non mi sono fermata qui: ho provato a introdurre gli esercizi di futuro all'interno di altre progettualità, per esempio adesso è partito “Attiva giovani” che è un intervento per i giovani NEET nel Friuli Venezia Giulia. Abbiamo inserito dei laboratori dedicati ai giovani per rivedere la loro città, quindi ripensando anche al loro ruolo. Stavamo pensando di utilizzare una Ruota dei futuri e un Backcasting. Questi metodi li uso anche molto in aula, come formatrice su temi come il welfare aziendale.

Parlando di città del futuro, in prospettiva di genere ma anche in generale, cosa ti dice l’idea di “Città felici del futuro” che stiamo lanciando in questi mesi? Come vedi la possibilità di inserire in maniera più forte, strutturata l'idea della previsione strategica, magari proprio con unità di previsione strategica o come le vedresti e dove le vedresti più efficaci sul territorio?

Se ne parla molto, è uscito anche un bando proprio sulle città e comunque è un tema di interesse perché mi è sempre piaciuto in relazione al tema delle policy: la città come sarà nei prossimi decenni. Nasco in città e ho sempre vissuto la città come un contesto molto interessante dal punto di vista della sociologia urbana.

La risposta in generale è, sì assolutamente sì le unità di previsione strategica sono un tema che vedrei però come un tavolo un po’ trasversale, forse più in una dimensione politica; si è parlato qualche tempo fa in un articolo di un “assessorato del futuro” che non a livello di tecnici e quindi dirigenti dell’amministrazione. Secondo me è più una questione di visione e quindi più politica che non tecnica perché è un modo di ragionare e di porsi. Peccato che non esistano più le scuole di politica, le dovrebbero riaprire forse e inserirci un percorso di questo tipo!

Nel presente e nei futuri di Chiara Cristini c’è ancora molta ricerca e formazione anche sugli Studi di futuro. Attualmente, ci ha raccontato mentre ci salutavamo al termine dell’intervista, che sta approfondendo anche gli aspetti di facilitazione dei gruppi perché sono necessarie tutta una serie di competenze per gestire le persone anche negli esercizi di futuro con un occhio alla prossemica, alla gestione dei tempi e dell’attenzione dei partecipanti.

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